La stessa cosa.
Acciaio corten 43x43x43cm. (prototipo)Opera vincitrice 11a edizione Premio Michele CEA, Milano Settembre 2026
Che cosa significa dominare le cose della Terra? Da tempo ormai la risposta della nostra civiltà è che dominare è sinonimo di immobilizzare. La forma più immediata del dominio è l’afferrare con la mano. La cultura occidentale (greca) è legata alla persuasione che il dominio incominci con l’avere in pugno qualcosa e che quindi il movimento libero delle cose sia il presupposto “naturale” con cui l’uomo deve fare i conti. Il movimento è “natura”. Ma che cosa accadrebbe se incominciasse ad apparire che il movimento non è l’evidenza naturale delle cose, ma è esso stesso un prodotto, e anzi il prodotto originario del dominio, l'immagine evocata dalla volontà di potenza per sognare la propria esistenza?
Prive di radici le cose scorrono, nel sogno, sulla superficie del mondo e si lasciano afferrare. Tutte. In questa dimensione esse finiscono con l'assomigliare a delle linee: indecise, irrequiete, in tensione, intimamente lacerate e in lotta con sé stesse.
L’opera “La stessa cosa” è un ritratto della Terra come si presenta agli occhi del sogno, avvolta dalle parole del suo linguaggio, di cui esprime le infinite possibilità del comporre. Attraverso il metodo della tangente (anche detto metodo a zona) ho disegnato la messa in piano bidimensionale di uno spicchio di sfera per fasce orizzontali parallele. Su ciascuna fascia sono state inscritte e poi incise tramite una macchina per taglio laser a controllo numerico, alcune espressioni della lingua italiana che contengono il termine linea e costruiscono la superficie: linea di confine, linea di comunicazione, in linea di massima, autobus di linea etc. Quale è il senso di un mondo fatto di parole e in senso ristretto, la nostra civiltà della comunicazione?
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