Filosofia artistica. 

La poesia alla fine dell’età della tecnica.

Nel nostro comune modo di sentire e di vivere siamo tutti più o meno convinti che le cose che ci stanno davanti ci stanno temporaneamente davanti: prima non erano, poi non saranno più. Ogni cosa è per noi come un  fuoco, un po' di legna che brucia e che in questo processo diventa cenere. Solo in questa oscillazione gli uomini e le donne possono decidere di trasformare la realtà, poiché solo ciò che è provvisoriamente se stesso si presenta come disponibile al cambiamento. Ma che accadrebbe se il divenire delle cose – il loro venire ad essere ed uscire dall’essere per ritornare nel nulla – dovesse apparire come un qualcosa di voluto, cioè non come l’evidenza suprema, ma come la volontà che esso sia l’evidenza suprema? E che accadrebbe se questa volontà dovesse apparire come la follia estrema? In questa dimensione dove le cose divengono altro, e in quanto tali sono disponibili al nostro agire, alla loro manipolazione, produzione, distruzione, esse finiscono con l’assomigliare tendenzialmente a delle linee: indecise, instabili, irrequiete, intimamente lacerate e in tensione tra un non ancora e un non più. La mia produzione artistica indaga e riflette l’ambiguità e la contraddittorietà estrema di questa dimensione in opere arte visiva, land art e performance secondo una massima per cui “l’arte è il modo giusto per dire le cose sbagliate”.



Decalogo.

0 - incrocia gli occhi;
1 - per vivere devo volere, per volere devo aver fede, per aver fede devo separare il contenuto del credere dalla sua dubitabilità;
2 - la fede è la forza con cui la volontà vuole attribuire i caratteri di indubitabilità a ciò che di per sé stesso si mostra come dubitabile;
3 - ciò in cui si crede (fides quae creditur) è diverso dal credere, cioè dall’atto con cui si crede (fides qua creditur). S. Agostino;
4 - è la volontà che spinge l’intelletto a dare il suo assenso al contenuto della fede: fede è rationabile obseqium (S. Tommaso);
5 - non esiste desiderio (volontà) senza paura - il desiderio non è onnipotente - e non c’è paura senza desiderio - la paura è interessata;
6 - la volontà come ogni desiderio, vuole perpetuare sé stessa, è cioè desiderio di possedersi per sempre pur essendo nella sua essenza autonegazione: essa parte da una mancanza ma desidera ottenere la dissoluzione di tale mancanza;
7 - il significato determina il senso dell’agire dell’uomo;
8 - più ampio è il significato, più ampio è il campo dell’agire dell’uomo;
9 - lo scopo determina la configurazione del mezzo con cui raggiungere lo scopo;
10 - una forza come mezzo, è essenzialmente diversa dalla medesima forza come scopo;